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Il percorso cardiochirurgico 

La tecnica Ozaki

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La tecnica Ozaki è una procedura cardiochirurgica utilizzata per ricostruire la valvola aortica attraverso il pericardio del paziente, cioè la membrana che riveste il cuore.
A differenza della sostituzione valvolare tradizionale con protesi meccanica o biologica, questa tecnica consente di creare nuovi lembi valvolari personalizzati sull’anatomia del paziente.
L’obiettivo è ottenere una neo-valvola aortica con una dinamica il più possibile fisiologica, evitando l’impianto di una protesi valvolare convenzionale.
La tecnica Ozaki può essere considerata in pazienti selezionati con malattia della valvola aortica, come stenosi aortica, insufficienza aortica o valvola aortica bicuspide. La scelta dipende sempre dall’anatomia della valvola, dalla qualità dei tessuti, dalla presenza di patologie associate dell’aorta e dalle condizioni cliniche generali del paziente.

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DR. FABRIZIO CORTI

CARDIOCHIRURGO

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Che cos'è la tecnica di Ozaki 

La tecnica Ozaki, chiamata anche neocuspidalizzazione della valvola aortica, è una procedura ricostruttiva della valvola aortica.
È stata sviluppata dal cardiochirurgo giapponese Shigeyuki Ozaki e prevede la ricostruzione dei lembi della valvola aortica utilizzando il pericardio autologo del paziente. Il pericardio viene prelevato, preparato e modellato in modo da creare nuovi lembi valvolari. Questi lembi vengono poi suturati sull’anello aortico, sostituendo le cuspidi malate.
La caratteristica principale della tecnica è la personalizzazione: i nuovi lembi vengono costruiti sulla base delle misure anatomiche del singolo paziente, con l’obiettivo di ricreare una valvola funzionale e armonica.

Come si svolge l'intervento

Durante l’intervento viene prelevata una porzione di pericardio del paziente. Il tessuto viene quindi trattato e preparato per essere utilizzato come materiale biologico per la ricostruzione valvolare.
Dopo aver rimosso le cuspidi aortiche danneggiate, il chirurgo misura con precisione l’anello aortico e prepara i nuovi lembi valvolari.
I tre lembi vengono ritagliati su misura e suturati all’interno della radice aortica, ricostruendo una neo-valvola aortica.
Il risultato finale è una valvola costruita sull’anatomia del paziente, con l’obiettivo di garantire una buona apertura durante la sistole e una chiusura efficace durante la diastole.
Per questo motivo la tecnica Ozaki viene spesso descritta come una ricostruzione “su misura” della valvola aortica.

Per quali pazienti è indicata 

La tecnica Ozaki può essere considerata in pazienti selezionati con malattia della valvola aortica.
Può essere utilizzata in presenza di stenosi aortica, insufficienza aortica o valvola aortica bicuspide, quando l’anatomia e le condizioni cliniche rendono appropriata una procedura ricostruttiva.
Può essere particolarmente interessante nei pazienti nei quali si desidera evitare una protesi meccanica e la conseguente terapia anticoagulante permanente, oppure nei pazienti in cui l’utilizzo di una protesi biologica tradizionale presenta limiti specifici.
Non tutti i pazienti sono candidabili alla tecnica Ozaki. L’indicazione dipende dalla valutazione della valvola, dalla qualità dei tessuti, dalla presenza di calcificazioni, dall’eventuale coinvolgimento della radice aortica o dell’aorta ascendente e dal profilo clinico complessivo.

I vantaggi

La tecnica Ozaki offre alcuni potenziali vantaggi rispetto alla sostituzione valvolare tradizionale, soprattutto in pazienti selezionati.
Il primo vantaggio è l’assenza di una protesi valvolare convenzionale. La valvola viene ricostruita utilizzando il pericardio del paziente, riducendo la quantità di materiale estraneo impiantato.
Un altro aspetto importante è la possibilità, in molti casi, di evitare la terapia anticoagulante permanente richiesta dalle protesi meccaniche.
Dal punto di vista funzionale, la neo-valvola ricostruita può offrire una buona apertura e una dinamica vicina a quella fisiologica, con gradienti favorevoli quando la procedura è tecnicamente adeguata e correttamente indicata.
Come per ogni tecnica chirurgica, i benefici devono essere valutati nel singolo paziente, considerando età, anatomia, tipo di malattia valvolare, aspettative e condizioni cliniche generali.

Tecnica Ozaki e valvola aortica bicuspide

La tecnica Ozaki può essere considerata anche in alcuni pazienti con valvola aortica bicuspide.
La valvola aortica bicuspide è una condizione congenita in cui la valvola presenta due cuspidi invece di tre. Questa anatomia può favorire nel tempo stenosi aortica, insufficienza aortica o dilatazione dell’aorta ascendente.
Nei pazienti con bicuspidia aortica, la valutazione deve essere particolarmente accurata, perché non riguarda soltanto la valvola, ma anche la radice aortica e l’aorta ascendente.
Quando l’anatomia è favorevole, la tecnica Ozaki può consentire una ricostruzione personalizzata della valvola. Tuttavia, non tutti i pazienti con valvola bicuspide sono candidabili a questa procedura.
La decisione dipende dal tipo di bicuspidia, dalla qualità dei tessuti, dalla presenza di calcificazioni, dal grado di insufficienza o stenosi e dall’eventuale associazione con aneurisma dell’aorta.

Tecnica Ozaki, protesi biologica o protesi meccanica

La tecnica Ozaki è diversa dalla sostituzione tradizionale della valvola aortica con protesi biologica o meccanica.
Nella sostituzione con protesi meccanica viene impiantata una valvola artificiale molto resistente nel tempo, ma che richiede generalmente una terapia anticoagulante permanente.
Nella sostituzione con protesi biologica viene impiantata una valvola di origine biologica, che di solito non richiede anticoagulazione permanente, ma può andare incontro a degenerazione nel corso degli anni.
La tecnica Ozaki, invece, prevede la ricostruzione della valvola utilizzando il pericardio del paziente. L’obiettivo è creare una neo-valvola personalizzata, evitando l’impianto di una protesi valvolare convenzionale.
Non esiste una soluzione migliore in assoluto per tutti i pazienti. La scelta tra tecnica Ozaki, protesi biologica o protesi meccanica dipende da età, anatomia, stile di vita, necessità di terapia anticoagulante, patologie associate e aspettative del paziente dopo adeguata informazione.

Tecnica Ozaki e chirurgia mini-invasiva

In pazienti selezionati, la chirurgia della valvola aortica può essere eseguita con approccio mini-invasivo.
La chirurgia mini-invasiva utilizza incisioni più piccole rispetto alla sternotomia tradizionale, con l’obiettivo di ridurre l’impatto chirurgico e favorire un recupero più rapido.
La possibilità di associare la tecnica Ozaki a un approccio mini-invasivo dipende da diversi fattori: anatomia del paziente, tipo di malattia valvolare, presenza di calcificazioni, eventuale dilatazione dell’aorta, necessità di procedure associate e condizioni cliniche generali.
La priorità resta sempre la sicurezza dell’intervento e la qualità della ricostruzione valvolare. La scelta dell’approccio chirurgico deve quindi essere personalizzata e valutata caso per caso.

Limiti della tecnica Ozaki e valutazione pre operatoria

La tecnica Ozaki non è indicata in tutti i pazienti con malattia della valvola aortica.
Prima di proporre questa procedura è necessaria una valutazione accurata dell’anatomia della valvola, della qualità dei tessuti, del grado di calcificazione, della funzione del ventricolo sinistro e dell’eventuale presenza di patologie associate dell’aorta.
In alcuni casi, una valvola molto calcifica, tessuti non favorevoli, alterazioni importanti della radice aortica o la necessità di procedure associate possono rendere più appropriata una diversa strategia chirurgica.
La valutazione preoperatoria si basa su ecocardiogramma, eventuale ecocardiogramma transesofageo, TAC, esami clinici e discussione del caso quando necessario in Heart Team.
L’obiettivo non è applicare una tecnica a tutti i pazienti, ma scegliere il trattamento più sicuro e più adatto al singolo caso.

Il recupero dopo l'intervento di Ozaki

Il recupero dopo un intervento con tecnica Ozaki dipende dalle condizioni generali del paziente, dalla funzione del cuore, dal tipo di accesso chirurgico utilizzato e dall’eventuale presenza di procedure associate.
Dopo l’intervento il paziente viene monitorato in ambiente intensivo o sub-intensivo, quindi prosegue il recupero in reparto.
Nei giorni successivi vengono controllati la funzione della neo-valvola, il ritmo cardiaco, la stabilità clinica e la progressiva ripresa dell’autonomia.
Dopo la dimissione sono necessari controlli cardiologici e cardiochirurgici periodici, con ecocardiogrammi di follow-up per valutare nel tempo il funzionamento della valvola ricostruita.
Come per ogni intervento sulla valvola aortica, il percorso postoperatorio deve essere personalizzato in base alle caratteristiche del paziente e alle indicazioni ricevute alla dimissione.

L'Heart Team

La scelta del trattamento più appropriato per una malattia della valvola aortica può richiedere una valutazione multidisciplinare.
L’Heart Team riunisce cardiochirurghi, cardiologi clinici, cardiologi interventisti, ecocardiografisti e anestesisti, con l’obiettivo di valutare le diverse opzioni disponibili per il singolo paziente.
Nel caso della tecnica Ozaki, il confronto multidisciplinare può essere utile per stabilire se la ricostruzione valvolare sia realmente appropriata oppure se sia preferibile una sostituzione valvolare tradizionale, una procedura transcatetere o un diverso approccio chirurgico.
La decisione deve tenere conto non solo della valvola, ma anche dell’età, del rischio operatorio, delle patologie associate, dell’anatomia dell’aorta e degli obiettivi di cura del paziente.

 

 

FAQ sulla Tecnica Ozaki

La tecnica Ozaki è una sostituzione valvolare?

La tecnica Ozaki non è una sostituzione valvolare tradizionale con protesi meccanica o biologica.
È una procedura ricostruttiva: i lembi malati della valvola aortica vengono rimossi e sostituiti con nuovi lembi creati utilizzando il pericardio del paziente.
L’obiettivo è ricostruire una neo-valvola aortica personalizzata sull’anatomia del singolo paziente.

 

Qual è il principale vantaggio della tecnica Ozaki?

Uno dei principali vantaggi della tecnica Ozaki è la possibilità di ricostruire la valvola aortica senza impiantare una protesi valvolare convenzionale.
In molti casi questo consente di evitare la terapia anticoagulante permanente richiesta dalle protesi meccaniche.
Il beneficio deve comunque essere valutato caso per caso, in base all’età, all’anatomia della valvola, alla qualità dei tessuti e alle condizioni cliniche del paziente.

 

La tecnica Ozaki evita sempre gli anticoagulanti?

La tecnica Ozaki può consentire di evitare la terapia anticoagulante permanente tipica delle protesi meccaniche.
Tuttavia, la terapia dopo l’intervento viene sempre stabilita in base al quadro clinico del paziente, alla presenza di eventuali aritmie, ad altre patologie associate e alle indicazioni cardiologiche e cardiochirurgiche.
Per questo motivo non esiste una regola unica valida per tutti.

 

La tecnica Ozaki è indicata per tutti i pazienti con stenosi aortica?

No. La tecnica Ozaki può essere considerata in pazienti selezionati con stenosi aortica, ma non è indicata automaticamente in tutti i casi.
La decisione dipende dall’anatomia della valvola, dal grado di calcificazione, dalla qualità dei tessuti, dall’età del paziente, dalla presenza di patologie associate dell’aorta e dalle condizioni cliniche generali.

 

La tecnica Ozaki può essere usata nella valvola aortica bicuspide?

In alcuni pazienti con valvola aortica bicuspide la tecnica Ozaki può essere presa in considerazione.
La valutazione deve però essere particolarmente accurata, perché la bicuspidia può associarsi anche a dilatazione dell’aorta ascendente o aneurisma dell’aorta.
La scelta dipende dal tipo di bicuspidia, dall’anatomia della radice aortica, dalla qualità dei tessuti e dall’eventuale presenza di patologie associate.

 

Quanto dura una valvola ricostruita con tecnica Ozaki?

La durata nel tempo di una valvola ricostruita con tecnica Ozaki dipende da diversi fattori: età del paziente, qualità dei tessuti, tipo di malattia valvolare, tecnica chirurgica e controlli nel follow-up.
Dopo l’intervento sono necessari controlli cardiologici periodici ed ecocardiogrammi per valutare nel tempo il funzionamento della neo-valvola.
È importante discutere aspettative, vantaggi e limiti della procedura durante la valutazione specialistica.

 

La tecnica Ozaki può essere eseguita con chirurgia mini-invasiva?

In pazienti selezionati, la chirurgia della valvola aortica può essere eseguita con approccio mini-invasivo.
La possibilità di associare la tecnica Ozaki a un accesso mini-invasivo dipende dall’anatomia del paziente, dal tipo di valvulopatia, dalla presenza di calcificazioni, dall’eventuale dilatazione dell’aorta e dalla necessità di procedure associate.
La priorità resta sempre la sicurezza dell’intervento e la qualità della ricostruzione valvolare.

 

Come si decide se fare tecnica Ozaki, protesi biologica o protesi meccanica?

La scelta tra tecnica Ozaki, protesi biologica e protesi meccanica dipende da molti fattori.
Vengono considerati età, anatomia della valvola, stile di vita, necessità o meno di terapia anticoagulante, durata attesa del trattamento, presenza di malattie dell’aorta, rischio operatorio e preferenze del paziente dopo adeguata informazione.
La decisione viene personalizzata e, nei casi complessi, può essere discussa all’interno dell’Heart Team.