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Il percorso cardiochirurgico 

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Malattia della valvola aortica

La valvola aortica  è una delle quattro valvole del cuore e regola il passaggio del sangue dal ventricolo sinistro all’aorta, il principale vaso arterioso dell’organismo.
Quando la valvola aortica si ammala, può restringersi, causando una stenosi aortica, oppure non chiudersi correttamente, determinando una insufficienza aortica. In entrambi i casi il cuore può essere sottoposto a un sovraccarico progressivo.
Le malattie della valvola aortica possono rimanere a lungo silenti e manifestarsi solo quando il quadro diventa più avanzato. Per questo motivo è importante riconoscerle, monitorarle correttamente e individuare il momento più appropriato per l’eventuale trattamento.

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DR. FABRIZIO CORTI

CARDIOCHIRURGO

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Che cos'è la valvola aortica

La valvola aortica si trova tra il ventricolo sinistro e l’aorta. La sua funzione è permettere al sangue ossigenato di uscire dal cuore e raggiungere tutto l’organismo, impedendo allo stesso tempo che il sangue refluisca all’indietro.

Normalmente la valvola aortica è formata da tre lembi, chiamati cuspidi o semilunari, che si aprono durante la contrazione del cuore e si chiudono durante la fase di rilassamento. Quando questi lembi si ispessiscono, si calcificano, si deformano o non si chiudono correttamente, la valvola perde la sua funzione fisiologica. Le due principali forme di malattia della valvola aortica sono la stenosi aortica e l’insufficienza aortica.

Stenosi ed insufficienza aortica: le differenze 

La stenosi aortica è un restringimento della valvola aortica. In questa condizione il sangue fatica a uscire dal ventricolo sinistro e il cuore deve generare una pressione maggiore per superare l’ostacolo. Nel tempo questo sovraccarico può portare a ispessimento del muscolo cardiaco e, nelle fasi più avanzate, a riduzione della funzione del cuore.
L’insufficienza aortica, invece, è un difetto di chiusura della valvola. Durante la fase di rilassamento del cuore una parte del sangue refluisce dall’aorta al ventricolo sinistro. Questo determina un sovraccarico di volume che può causare progressiva dilatazione del ventricolo e perdita di efficienza della pompa cardiaca.
Stenosi e insufficienza possono presentarsi separatamente oppure coesistere nello stesso paziente. La corretta distinzione tra le due condizioni è fondamentale per stabilire il tipo di monitoraggio, il momento dell’intervento e la strategia terapeutica più appropriata.

Cause e fattori di rischio della malattia della valvola aortica

La malattia della valvola aortica può avere cause diverse. In alcuni casi è legata a condizioni congenite, in altri a processi degenerativi, infiammatori o infettivi che modificano nel tempo la struttura delle cuspidi valvolari. 
Una delle condizioni più importanti è la valvola aortica bicuspide, una variante congenita in cui la valvola è formata da due cuspidi invece che da tre. Questa conformazione può determinare flussi più turbolenti durante l’eiezione del sangue dal cuore e favorire un invecchiamento precoce della valvola, con possibile sviluppo di stenosi aortica o insufficienza aortica. La valvola bicuspide può inoltre associarsi a dilatazione dell’aorta ascendente o aneurisma dell’aorta. 
Un’altra causa frequente, soprattutto con l’avanzare dell’età, è la degenerazione calcifica della valvola. In questo caso le cuspidi diventano progressivamente più ispessite e calcifiche, perdendo elasticità e riducendo la capacità della valvola di aprirsi correttamente. Questo meccanismo è tipico della stenosi aortica degenerativa, spesso diagnosticata nei pazienti più anziani.
L’insufficienza aortica può invece essere legata anche alla dilatazione della radice aortica o dell’aorta ascendente. Quando l’aorta si dilata, le cuspidi valvolari possono non combaciare più correttamente, permettendo al sangue di refluire verso il ventricolo sinistro.
Tra le altre cause possibili rientrano la malattia reumatica, oggi meno frequente rispetto al passato nei Paesi occidentali, l’endocardite infettiva, cioè un’infezione che può danneggiare i lembi valvolari, e precedenti interventi o patologie dell’aorta.
Riconoscere la causa della malattia valvolare è importante perché influenza il tipo di monitoraggio, il timing dell’intervento e la scelta della strategia terapeutica più appropriata.

Sintomi della malattia della valvola aortica

La malattia della valvola aortica può rimanere a lungo senza sintomi, soprattutto nelle fasi iniziali. In molti casi viene scoperta durante una visita cardiologica, per il riscontro di un soffio cardiaco, oppure durante un ecocardiogramma eseguito per altri motivi.
Quando la stenosi aortica o l’insufficienza aortica diventano più significative, possono comparire sintomi legati al sovraccarico del cuore. Tra i sintomi più frequenti vi sono la dispnea, cioè la sensazione di “fame d’aria” durante sforzi anche lievi, l’angina, cioè dolore o senso di peso al torace talvolta irradiato a braccia, collo o mandibola, l’astenia, cioè stanchezza o ridotta tolleranza allo sforzo, e le palpitazioni o aritmie cardiache.
In alcuni pazienti possono comparire anche edemi, cioè accumulo di liquidi nei tessuti, più spesso evidenti a livello delle caviglie.
La comparsa dei sintomi è un elemento molto importante, soprattutto nella stenosi aortica severa, e richiede una valutazione specialistica tempestiva. Tuttavia, anche in assenza di sintomi, una valvulopatia significativa deve essere seguita con attenzione, perché il cuore può iniziare a modificarsi prima che il paziente percepisca disturbi evidenti.
 

La diagnosi

La diagnosi della malattia della valvola aortica si basa sulla visita cardiologica e sugli esami strumentali, in particolare sull’ecocardiogramma.
Durante la visita può essere rilevato un soffio cardiaco, spesso il primo segnale che porta ad approfondire la funzione della valvola aortica.
L’ecocardiogramma è l’esame fondamentale per valutare la morfologia della valvola, la presenza di stenosi o insufficienza, la gravità della malattia e l’effetto sul ventricolo sinistro.
In alcuni casi possono essere necessari esami di secondo livello, come l’ecocardiogramma transesofageo, la TAC, la risonanza magnetica cardiaca o il test da sforzo, soprattutto quando i sintomi e i dati ecocardiografici non sono perfettamente concordanti.
La diagnosi non si limita quindi a stabilire se la valvola sia malata, ma deve definire quanto la malattia sia avanzata, se il cuore stia iniziando a risentirne e quale sia il percorso più appropriato per il paziente.

Il monitoraggio 

Non tutte le malattie della valvola aortica richiedono un intervento immediato.
Nelle forme lievi o moderate, oppure in alcune forme severe ancora asintomatiche e senza segni di sofferenza del ventricolo sinistro, può essere indicato un programma di monitoraggio clinico ed ecocardiografico.
Il monitoraggio permette di seguire l’evoluzione della valvulopatia nel tempo, valutare l’eventuale comparsa di sintomi e individuare modifiche della funzione cardiaca.
La frequenza dei controlli dipende dalla gravità della malattia, dal tipo di valvulopatia, dall’età del paziente, dalla presenza di una valvola aortica bicuspide, da eventuale dilatazione dell’aorta e dalle condizioni cliniche generali.
Il monitoraggio non deve essere interpretato come un’attesa passiva. L’obiettivo è intervenire al momento più appropriato, quando il beneficio del trattamento supera il rischio dell’intervento e prima che si sviluppino danni irreversibili al cuore. 

La visita cardiochirurgica 

La visita cardiochirurgica ha l’obiettivo di interpretare la malattia della valvola aortica nel contesto clinico del singolo paziente.
Durante la valutazione vengono analizzati gli esami disponibili, in particolare ecocardiogramma, TAC o risonanza magnetica, con attenzione alla gravità della stenosi o dell’insufficienza, alla funzione del ventricolo sinistro, alle dimensioni dell’aorta e alla presenza di eventuali patologie associate.
Vengono inoltre considerati i sintomi riferiti dal paziente, l’età, le condizioni generali, il rischio operatorio e le eventuali alternative terapeutiche.
L’obiettivo è stabilire se sia indicato proseguire con il monitoraggio, programmare un intervento chirurgico o discutere il caso all’interno di un Heart Team multidisciplinare.
Una valutazione accurata permette di evitare sia interventi troppo precoci sia ritardi potenzialmente dannosi.

Quando è necessario l intervento sulla valvola aortica

Una delle domande più frequenti dei pazienti è: quando bisogna intervenire sulla valvola aortica?
La risposta dipende dal tipo di malattia valvolare, dalla sua gravità e dall’effetto che la valvulopatia sta avendo sul cuore.
Nella stenosi aortica severa, la comparsa di sintomi come affanno, dolore toracico, svenimento o ridotta tolleranza allo sforzo rappresenta un segnale importante e richiede una valutazione specialistica tempestiva.
Nell’insufficienza aortica, invece, il cuore può compensare per molto tempo il reflusso di sangue. In questi casi è fondamentale valutare non solo i sintomi, ma anche la dimensione e la funzione del ventricolo sinistro, perché il cuore può iniziare a dilatarsi o indebolirsi prima che il paziente percepisca disturbi evidenti.
L’intervento può essere indicato anche quando la malattia della valvola aortica è associata ad altre condizioni, come aneurisma dell’aorta ascendente, valvola aortica bicuspide, malattia coronarica o necessità di un altro intervento cardiochirurgico.
L’obiettivo non è intervenire il prima possibile in tutti i casi, ma individuare il momento più appropriato: quando il beneficio del trattamento supera il rischio dell’intervento e prima che si sviluppino danni irreversibili al cuore.

Chirurgia della valvola aortica: riparazione o sostituzione

Il trattamento chirurgico della valvola aortica dipende dal tipo di malattia, dall’anatomia della valvola, dall’età del paziente, dalle condizioni cliniche generali e dalla presenza di eventuali patologie associate dell’aorta.
In alcuni casi selezionati può essere possibile una procedura ricostruttiva, con l’obiettivo di preservare o ricostruire la funzione della valvola. In altri casi è invece indicata la sostituzione della valvola aortica con una protesi valvolare.
Le protesi valvolari possono essere biologiche o meccaniche. La scelta dipende da diversi fattori, tra cui età, stile di vita, necessità di terapia anticoagulante, durata attesa della protesi e preferenze del paziente dopo adeguata informazione.
La decisione viene personalizzata e condivisa con il paziente, spiegando vantaggi, limiti e implicazioni delle diverse opzioni terapeutiche.

La tecnica di Ozaki per la ricostruzione della valvola aortica

In pazienti selezionati può essere considerata la tecnica Ozaki, una procedura ricostruttiva della valvola aortica.
Questa tecnica prevede la ricostruzione dei lembi valvolari utilizzando il pericardio del paziente, cioè la membrana che riveste il cuore. L’obiettivo è ottenere una valvola personalizzata sull’anatomia del paziente, con una dinamica il più possibile fisiologica.
Quando appropriata, la tecnica Ozaki può consentire di evitare l’impianto di una protesi valvolare tradizionale e, in molti casi, di evitare la terapia anticoagulante permanente richiesta dalle protesi meccaniche.
Non tutti i pazienti sono candidabili a questa procedura. L’indicazione dipende dall’anatomia della valvola, dalla qualità dei tessuti, dal tipo di malattia valvolare e dalla presenza di eventuali patologie associate dell’aorta.

Chirurgia mini-invasiva della valvola aortica

In alcuni pazienti selezionati l’intervento sulla valvola aortica può essere eseguito con tecnica mini-invasiva.
La chirurgia mini-invasiva utilizza incisioni più piccole rispetto alla sternotomia tradizionale, con l’obiettivo di ridurre l’impatto chirurgico e favorire un recupero più rapido, mantenendo gli stessi standard di sicurezza dell’intervento convenzionale.
Non tutti i pazienti sono candidabili a un approccio mini-invasivo. La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di intervento necessario, dalla presenza di patologie associate e dalle condizioni cliniche generali.
La valutazione preoperatoria consente di stabilire se l’approccio mini-invasivo sia appropriato e sicuro per il singolo paziente

L'Heart Team

La scelta del trattamento più appropriato per una malattia della valvola aortica può richiedere una valutazione multidisciplinare.
L’Heart Team riunisce cardiochirurghi, cardiologi clinici, cardiologi interventisti, ecocardiografisti e anestesisti, con l’obiettivo di valutare le diverse opzioni disponibili per il singolo paziente.
In alcuni casi può essere indicato un trattamento chirurgico tradizionale o mini-invasivo; in altri casi può essere presa in considerazione una procedura transcatetere, come la TAVI, soprattutto in base all’età, al rischio operatorio, all’anatomia e alle condizioni generali.
Il valore dell’Heart Team è mettere insieme competenze diverse per individuare il trattamento più appropriato, evitando decisioni standardizzate e considerando il profilo individuale del paziente.

FAQ sulla malattia della valvola aortica

La malattia della valvola aortica dà sempre sintomi?

No. Le malattie della valvola aortica possono rimanere a lungo senza sintomi, soprattutto nelle fasi iniziali. In molti casi vengono scoperte durante una visita cardiologica, per il riscontro di un soffio cardiaco, oppure durante un ecocardiogramma eseguito per altri motivi.

 

Che differenza c’è tra stenosi aortica e insufficienza aortica?

La stenosi aortica è un restringimento della valvola aortica, che rende più difficile il passaggio del sangue dal cuore all’aorta.
L’insufficienza aortica, invece, è un difetto di chiusura della valvola: una parte del sangue refluisce dall’aorta verso il ventricolo sinistro durante la fase di rilassamento del cuore.
Entrambe le condizioni possono sovraccaricare progressivamente il cuore e devono essere valutate in base alla gravità, ai sintomi e agli effetti sul ventricolo sinistro.

 

Una valvola aortica malata deve sempre essere operata?

No. Non tutte le malattie della valvola aortica richiedono un intervento immediato.
Nelle forme lievi o moderate, o in alcune forme severe ancora asintomatiche e senza segni di sofferenza cardiaca, può essere indicato un monitoraggio clinico ed ecocardiografico periodico.
L’intervento viene preso in considerazione quando la valvulopatia diventa severa, compaiono sintomi o si osservano modifiche significative della funzione o delle dimensioni del cuore.

 

Quali esami servono per valutare la valvola aortica?

L’esame principale è l’ecocardiogramma, che permette di valutare la morfologia della valvola, la presenza di stenosi o insufficienza, la gravità della malattia e l’effetto sul ventricolo sinistro.
In alcuni casi possono essere utili esami aggiuntivi, come ecocardiogramma transesofageo, TAC, risonanza magnetica cardiaca o test da sforzo, soprattutto quando è necessario approfondire meglio il quadro clinico.

 

Che cos’è la valvola aortica bicuspide?

La valvola aortica bicuspide è una condizione congenita in cui la valvola aortica presenta due cuspidi invece di tre.
Può favorire lo sviluppo di stenosi aortica, insufficienza aortica o dilatazione dell’aorta ascendente. Per questo motivo richiede controlli periodici, anche quando non provoca sintomi.

 

È sempre necessario sostituire la valvola aortica?

Non sempre. In alcuni casi selezionati può essere possibile una procedura ricostruttiva, come la tecnica Ozaki, oppure una riparazione della valvola o della radice aortica.
In altri casi è invece indicata la sostituzione della valvola aortica con una protesi biologica o meccanica. La scelta dipende dall’anatomia della valvola, dall’età del paziente, dalle condizioni cliniche e dalle preferenze individuali dopo adeguata informazione.

 

La chirurgia mini-invasiva è sempre possibile?

No. La chirurgia mini-invasiva della valvola aortica può essere indicata in pazienti selezionati, ma non è adatta a tutti.
La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di intervento necessario, dalla presenza di patologie associate e dalle condizioni generali del paziente. L’obiettivo è scegliere l’approccio più sicuro ed efficace per il singolo caso.