
La chirurgia della valvola mitrale comprende diverse tecniche utilizzate per trattare l’insufficienza mitralica e, più raramente, la stenosi mitralica quando la malattia diventa significativa.
Quando possibile, il trattamento di prima scelta dell’insufficienza mitralica è la riparazione della valvola, con l’obiettivo di conservare la valvola naturale del paziente. Nei casi in cui la riparazione non sia possibile o non possa garantire un risultato stabile, può essere necessaria la sostituzione della valvola con una protesi.
In pazienti selezionati, l’intervento può essere eseguito con approccio mini-invasivo. In altri casi, soprattutto in presenza di rischio operatorio elevato o condizioni cliniche particolari, possono essere valutate procedure transcatetere come la MitraClip.
La scelta del trattamento dipende dal tipo di malattia mitralica, dall’anatomia della valvola, dalla gravità dell’insufficienza o della stenosi, dalla funzione del cuore e dalle condizioni generali del paziente.
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Hermann Hesse

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L’intervento sulla valvola mitrale può essere indicato quando l’insufficienza mitralica o la stenosi mitralica diventano severe e iniziano a provocare sintomi o modifiche significative del cuore.
Nell’insufficienza mitralica severa, sintomi come affanno, ridotta tolleranza allo sforzo, palpitazioni, fibrillazione atriale o episodi di scompenso cardiaco richiedono una valutazione specialistica.
In alcuni pazienti, tuttavia, la malattia può essere importante anche in assenza di sintomi evidenti. Per questo motivo si valutano anche la funzione del ventricolo sinistro, le dimensioni del cuore, la pressione polmonare e la presenza di aritmie.
Nella stenosi mitralica, invece, l’intervento può essere indicato quando il restringimento della valvola ostacola in modo significativo il passaggio del sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, soprattutto se sono presenti sintomi, aumento delle pressioni polmonari o fibrillazione atriale.
L’obiettivo è intervenire nel momento più appropriato: prima che si sviluppino danni irreversibili al cuore, ma evitando trattamenti non necessari nelle forme ancora stabili.
La riparazione della valvola mitrale è spesso il trattamento preferibile nell’insufficienza mitralica quando la valvola è tecnicamente riparabile e il risultato atteso è stabile nel tempo.
Durante l’intervento, il chirurgo corregge il meccanismo che impedisce alla valvola di chiudersi correttamente. La riparazione può riguardare i lembi valvolari, le corde tendinee, i muscoli papillari o l’anello mitralico.
Una parte fondamentale della riparazione è spesso l’anuloplastica, cioè l’impianto di un anello protesico che aiuta a ripristinare la corretta forma dell’anello mitralico e a stabilizzare la riparazione.
Il vantaggio principale della riparazione è la conservazione della valvola naturale del paziente, evitando quando possibile l’impianto di una protesi valvolare.
Non tutte le valvole mitrali sono però riparabili. La possibilità di riparazione dipende dall’anatomia, dalla qualità dei tessuti, dalla presenza di calcificazioni, dal meccanismo dell’insufficienza e dall’esperienza dell’équipe.

Quando la riparazione della valvola mitrale non è possibile o non può garantire un risultato adeguato e duraturo, può essere necessaria la sostituzione della valvola.
La sostituzione mitralica prevede la rimozione della valvola malata e l’impianto di una protesi valvolare, che può essere meccanica o biologica.
Le protesi meccaniche hanno generalmente una lunga durata nel tempo, ma richiedono terapia anticoagulante orale permanente per ridurre il rischio di formazione di trombi.
Le protesi biologiche sono realizzate con tessuti di origine animale o umana. In genere non richiedono anticoagulazione permanente come le protesi meccaniche, ma possono andare incontro a degenerazione nel corso degli anni.
La scelta tra protesi meccanica e biologica dipende da età, stile di vita, necessità di terapia anticoagulante, rischio emorragico, aspettative del paziente e condizioni cliniche generali.
In pazienti selezionati, la riparazione o la sostituzione della valvola mitrale può essere eseguita con approccio mini-invasivo.
La chirurgia mini-invasiva mitralica consente di raggiungere la valvola attraverso incisioni più piccole rispetto alla sternotomia tradizionale. Una delle vie di accesso utilizzate è la mini-toracotomia, con un’incisione di pochi centimetri tra le coste.
L’intervento richiede anestesia generale e, nella maggior parte dei casi, l’utilizzo della circolazione extracorporea, che permette di mantenere la circolazione mentre il chirurgo lavora sulla valvola.
L’approccio mini-invasivo può ridurre l’impatto chirurgico e favorire un recupero più rapido, ma non è indicato in tutti i pazienti. La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di patologia mitralica, dalla presenza di calcificazioni, da eventuali interventi precedenti e dalle condizioni cliniche generali.
La priorità resta sempre la sicurezza dell’intervento e la qualità della riparazione o sostituzione, non la dimensione dell’incisione.
La MitraClip è una procedura transcatetere utilizzata in pazienti selezionati con insufficienza mitralica, soprattutto quando il rischio di un intervento chirurgico tradizionale è elevato o quando le condizioni cliniche rendono preferibile un approccio meno invasivo.
Durante la procedura, attraverso un catetere inserito dalla vena femorale, viene raggiunta la valvola mitrale. La clip afferra una porzione dei lembi mitralici, favorendo una migliore coaptazione e riducendo il rigurgito attraverso la valvola.
A differenza della chirurgia tradizionale, la MitraClip non richiede l’arresto del cuore né l’utilizzo della circolazione extracorporea.
Non è però una procedura adatta a tutti i pazienti. L’indicazione dipende dall’anatomia della valvola, dal meccanismo dell’insufficienza, dal rischio operatorio e dalle condizioni cliniche generali.

La valvuloplastica mitralica con pallone può essere considerata in pazienti selezionati con stenosi mitralica, in particolare quando la stenosi è di origine reumatica e l’anatomia della valvola è favorevole.
La procedura viene eseguita per via percutanea: attraverso un catetere introdotto dalla vena femorale, viene raggiunta la valvola mitrale e un pallone viene gonfiato per separare i lembi valvolari irrigiditi.
L’obiettivo è aumentare l’area di apertura della valvola e migliorare il passaggio del sangue dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro.
Non tutti i pazienti con stenosi mitralica sono candidabili a questa procedura. La scelta dipende dall’anatomia della valvola, dal grado di calcificazione, dalla presenza di insufficienza mitralica associata, dal rischio operatorio e dal quadro clinico complessivo.
La scelta del trattamento più appropriato per una malattia della valvola mitrale può richiedere una valutazione multidisciplinare.
L’Heart Team riunisce cardiochirurghi, cardiologi clinici, cardiologi interventisti, ecocardiografisti e anestesisti, con l’obiettivo di valutare le diverse opzioni disponibili per il singolo paziente.
Questo approccio è particolarmente importante nei pazienti complessi, quando coesistono altre patologie cardiache, quando il rischio operatorio è elevato o quando è necessario confrontare più possibilità terapeutiche, come chirurgia tradizionale, chirurgia mini-invasiva, MitraClip o altre procedure transcatetere.
Nel caso della valvola mitrale, l’Heart Team consente di valutare non solo la gravità dell’insufficienza o della stenosi, ma anche il meccanismo della malattia, la possibilità di riparazione, il rischio dell’intervento e le condizioni generali del paziente.
L’obiettivo è scegliere il trattamento più adatto, evitando decisioni standardizzate e personalizzando il percorso di cura.
Il recupero dopo un intervento sulla valvola mitrale dipende dal tipo di procedura eseguita, dall’età del paziente, dalle condizioni cliniche generali, dalla funzione del cuore e dall’eventuale presenza di altre patologie associate.
Dopo l’intervento il paziente viene monitorato in ambiente intensivo o sub-intensivo, quindi prosegue il recupero in reparto.
Nei giorni successivi vengono controllati la funzione della valvola riparata o sostituita, il ritmo cardiaco, la stabilità clinica, la terapia farmacologica e la progressiva ripresa dell’autonomia.
Dopo la dimissione sono necessari controlli cardiologici e cardiochirurgici, con ecocardiogrammi di follow-up per valutare nel tempo il risultato della riparazione o il funzionamento della protesi valvolare.
Il percorso di recupero viene personalizzato in base al tipo di intervento e alle condizioni del paziente. In molti casi può essere indicato un programma di riabilitazione cardiologica.
L’intervento può essere indicato quando l’insufficienza mitralica o la stenosi mitralica diventano severe, soprattutto se compaiono sintomi o se gli esami mostrano modifiche significative della funzione del cuore.
La decisione tiene conto di sintomi, ecocardiogramma, funzione del ventricolo sinistro, dimensioni delle camere cardiache, pressione polmonare, presenza di aritmie e condizioni generali del paziente.
Quando tecnicamente possibile e clinicamente indicata, la riparazione della valvola mitrale è spesso preferibile perché consente di conservare la valvola naturale del paziente.
Non tutte le valvole, però, sono riparabili. In alcuni casi, per caratteristiche anatomiche, calcificazioni, infezioni pregresse o danno valvolare avanzato, può essere necessaria la sostituzione con una protesi biologica o meccanica.
L’anuloplastica è una tecnica utilizzata durante la riparazione della valvola mitrale.
Consiste nell’impianto di un anello protesico che aiuta a ripristinare la corretta forma dell’anello mitralico e a stabilizzare la riparazione.
È una componente frequente degli interventi di riparazione mitralica.
No. La chirurgia mini-invasiva della valvola mitrale può essere indicata in pazienti selezionati, ma non è adatta a tutti.
La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di patologia mitralica, dalla presenza di calcificazioni, da eventuali interventi precedenti, dalle condizioni dei vasi periferici e dal quadro clinico generale.
La priorità resta sempre la sicurezza dell’intervento e la qualità del risultato.
La chirurgia mitralica consente di riparare o sostituire direttamente la valvola attraverso un intervento cardiochirurgico.
La MitraClip è invece una procedura transcatetere che riduce il rigurgito mitralico avvicinando una parte dei lembi valvolari.
La scelta tra chirurgia e MitraClip dipende dall’anatomia della valvola, dal meccanismo dell’insufficienza, dal rischio operatorio, dall’età e dalle condizioni cliniche generali del paziente.
No. La MitraClip non sostituisce automaticamente la chirurgia della valvola mitrale.
Può essere indicata in pazienti selezionati, soprattutto quando il rischio chirurgico è elevato o quando le condizioni cliniche rendono preferibile un approccio transcatetere.
Nei pazienti candidabili a una riparazione chirurgica stabile e duratura, la chirurgia può rappresentare ancora il trattamento più appropriato.
Sì. Dopo un intervento sulla valvola mitrale sono necessari controlli periodici cardiologici e cardiochirurgici.
Gli ecocardiogrammi di follow-up permettono di valutare nel tempo il risultato della riparazione o il funzionamento della protesi valvolare.
La frequenza dei controlli dipende dal tipo di intervento eseguito, dal quadro clinico e dalle indicazioni ricevute alla dimissione.