
La valvola mitrale è una delle quattro valvole del cuore e separa l’atrio sinistro dal ventricolo sinistro.
Quando la valvola mitrale si ammala, può non chiudersi correttamente, causando insufficienza mitralica, oppure può restringersi, determinando una stenosi mitralica.
L’insufficienza mitralica è oggi una delle patologie valvolari più frequenti nei Paesi occidentali. Può rimanere a lungo senza sintomi evidenti, perché il cuore è in grado di compensare progressivamente il rigurgito.
Per questo motivo è importante riconoscere la malattia, monitorarla nel tempo e individuare il momento più appropriato per l’eventuale trattamento.
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L’insufficienza mitralica è un difetto di chiusura della valvola mitrale. Durante la contrazione del ventricolo sinistro, una parte del sangue refluisce all’indietro verso l’atrio sinistro invece di essere spinta completamente in avanti.
Questo rigurgito può determinare nel tempo un sovraccarico di volume per il cuore, con progressiva dilatazione delle cavità cardiache e possibile riduzione della funzione ventricolare.
La stenosi mitralica, invece, è un restringimento dell’orifizio valvolare. In questa condizione il sangue fatica a passare dall’atrio sinistro al ventricolo sinistro, con aumento della pressione nell’atrio e possibile comparsa di difficoltà respiratoria, aritmie e congestione polmonare.
Oggi, nei Paesi occidentali, la stenosi mitralica è meno frequente rispetto al passato, soprattutto grazie alla diagnosi precoce e al trattamento delle infezioni streptococciche. L’insufficienza mitralica, invece, rappresenta una delle patologie valvolari più frequenti nella pratica clinica.
La malattia della valvola mitrale può avere cause diverse, che possono interessare i lembi valvolari, le corde tendinee, i muscoli papillari o l’anello mitralico.
Una delle cause più frequenti di insufficienza mitralica è il prolasso della valvola mitrale. In questa condizione uno o entrambi i lembi valvolari tendono a spostarsi verso l’atrio sinistro durante la contrazione del cuore, impedendo una chiusura completa della valvola. In alcuni casi il prolasso può essere associato a degenerazione mixomatosa dei lembi, allungamento o rottura delle corde tendinee e progressivo aumento del rigurgito mitralico.
L’insufficienza mitralica può anche essere funzionale, cioè legata non a una malattia primaria della valvola, ma a una dilatazione del ventricolo sinistro o dell’anello mitralico. Questo può accadere in pazienti con cardiomiopatia, scompenso cardiaco o esiti di infarto miocardico. Altre cause possibili sono l’endocardite infettiva, che può danneggiare i lembi valvolari, la malattia reumatica, oggi meno frequente nei Paesi occidentali, la degenerazione legata all’età e precedenti interventi cardiochirurgici.
La stenosi mitralica, invece, è più spesso legata agli esiti della malattia reumatica, che può determinare ispessimento, fusione e rigidità dei lembi valvolari.
Identificare la causa della malattia mitralica è fondamentale perché influenza il tipo di monitoraggio, il momento dell’eventuale intervento e la possibilità di riparare la valvola invece di sostituirla.
La malattia della valvola mitrale può rimanere a lungo senza sintomi, soprattutto quando l’insufficienza mitralica si sviluppa lentamente e il cuore riesce a compensare il rigurgito.
Quando la malattia diventa più significativa, i sintomi possono comparire in modo progressivo.
Tra i disturbi più frequenti vi sono affanno durante gli sforzi, ridotta tolleranza all’attività fisica, stanchezza, palpitazioni, sensazione di battito irregolare e, nei casi più avanzati, difficoltà respiratoria anche a riposo o durante la notte.
In alcuni pazienti possono comparire aritmie, in particolare fibrillazione atriale, legata alla dilatazione dell’atrio sinistro. Possono inoltre manifestarsi gonfiore alle caviglie, senso di peso toracico o episodi di congestione polmonare.
La presenza di sintomi è un elemento importante, ma non è l’unico criterio da considerare. In alcuni casi il cuore può iniziare a dilatarsi o a perdere efficienza prima che il paziente percepisca disturbi importanti.
Per questo motivo la valutazione della malattia mitralica deve integrare sintomi, ecocardiogramma, funzione del ventricolo sinistro, dimensioni dell’atrio sinistro, pressione polmonare e presenza di aritmie.

La diagnosi della malattia della valvola mitrale si basa sulla visita cardiologica e sugli esami strumentali, in particolare sull’ecocardiogramma.
Durante la visita può essere rilevato un soffio cardiaco, spesso il primo segnale che porta ad approfondire la funzione della valvola mitrale.
L’ecocardiogramma transtoracico è l’esame principale per valutare la morfologia della valvola, la presenza di insufficienza o stenosi, la gravità della malattia e gli effetti sul cuore.
In alcuni casi può essere necessario un ecocardiogramma transesofageo, che consente una valutazione più dettagliata dei lembi mitralici, delle corde tendinee e del meccanismo dell’insufficienza.
Altri esami, come TAC, risonanza magnetica cardiaca, test da sforzo o coronarografia, possono essere richiesti in base al quadro clinico, soprattutto quando si deve programmare un eventuale trattamento.
La diagnosi non deve limitarsi a stabilire che la valvola mitrale è malata, ma deve definire il meccanismo della malattia, la sua gravità, l’effetto sul cuore e la strategia terapeutica più appropriata.
Non tutte le malattie della valvola mitrale richiedono un intervento immediato.
Nelle forme lievi o moderate, oppure in alcune forme severe ancora asintomatiche e senza segni di sofferenza cardiaca, può essere indicato un programma di monitoraggio clinico ed ecocardiografico.
Il monitoraggio permette di seguire nel tempo l’evoluzione della malattia, valutare la comparsa di sintomi, controllare le dimensioni del ventricolo sinistro e dell’atrio sinistro, misurare la pressione polmonare e identificare eventuali aritmie.
La frequenza dei controlli dipende dalla gravità della valvulopatia, dal meccanismo dell’insufficienza o della stenosi, dall’età del paziente e dalle condizioni cliniche generali.
Il monitoraggio non deve essere interpretato come un’attesa passiva. L’obiettivo è individuare il momento più appropriato per intervenire, evitando sia trattamenti troppo precoci sia ritardi che potrebbero compromettere la funzione del cuore.
Una delle domande più frequenti dei pazienti è: quando bisogna intervenire sulla valvola mitrale?
La risposta dipende dal tipo di malattia mitralica, dalla sua gravità, dalla presenza di sintomi e dagli effetti che la valvulopatia sta producendo sul cuore.
Nell’insufficienza mitralica severa, la comparsa di sintomi come affanno, ridotta tolleranza allo sforzo, palpitazioni o episodi di scompenso cardiaco rappresenta un segnale importante e richiede una valutazione specialistica.
Tuttavia, in alcuni pazienti l’insufficienza mitralica può essere severa anche in assenza di sintomi evidenti. Per questo motivo è fondamentale valutare anche la funzione del ventricolo sinistro, le dimensioni del cuore, la pressione polmonare e la presenza di fibrillazione atriale.
Nella stenosi mitralica, l’intervento può essere indicato quando il restringimento della valvola ostacola in modo significativo il passaggio del sangue, soprattutto se sono presenti sintomi, aumento delle pressioni polmonari o aritmie.
L’obiettivo non è intervenire in modo indiscriminato, ma individuare il momento più appropriato: prima che si sviluppino danni irreversibili al cuore, ma evitando trattamenti non necessari nelle forme ancora stabili.
Il trattamento chirurgico della valvola mitrale può consistere nella riparazione o nella sostituzione della valvola.
Quando tecnicamente possibile e clinicamente indicata, la riparazione mitralica rappresenta spesso l’opzione preferibile, perché consente di conservare la valvola naturale del paziente e preservare meglio la fisiologia del cuore.
La riparazione può prevedere diverse tecniche, come la correzione dei lembi valvolari, la riparazione o sostituzione delle corde tendinee, la riduzione dell’anello mitralico mediante anuloplastica o altre procedure mirate al meccanismo specifico dell’insufficienza.
Non tutte le valvole mitrali, però, sono riparabili. In alcuni casi, per caratteristiche anatomiche, calcificazioni, esiti infettivi o danno valvolare avanzato, può essere necessaria la sostituzione della valvola con una protesi biologica o meccanica.
La scelta tra riparazione e sostituzione dipende dal tipo di malattia, dall’anatomia della valvola, dall’età del paziente, dalle condizioni cliniche generali e dalla probabilità di ottenere una riparazione stabile e duratura.
In pazienti selezionati, l’intervento sulla valvola mitrale può essere eseguito con tecnica mini-invasiva.
La chirurgia mini-invasiva mitralica consente di raggiungere la valvola attraverso incisioni più piccole rispetto alla sternotomia tradizionale, con l’obiettivo di ridurre l’impatto chirurgico e favorire un recupero più rapido.
Questo approccio può essere utilizzato sia per interventi di riparazione sia, in casi selezionati, per interventi di sostituzione della valvola mitrale.
La possibilità di eseguire un intervento mini-invasivo dipende da diversi fattori: anatomia del paziente, tipo di patologia mitralica, presenza di calcificazioni, condizioni dell’aorta e dei vasi periferici, eventuali interventi precedenti e quadro clinico generale.
La scelta dell’approccio chirurgico deve sempre garantire la sicurezza dell’intervento e la qualità del risultato, senza privilegiare la dimensione dell’incisione rispetto alla correttezza della procedura.
La scelta del trattamento più appropriato per una malattia della valvola mitrale può richiedere una valutazione multidisciplinare.
L’Heart Team riunisce cardiochirurghi, cardiologi clinici, cardiologi interventisti, ecocardiografisti e anestesisti, con l’obiettivo di valutare il caso da prospettive diverse.
Questo approccio è particolarmente utile nei pazienti complessi, nei casi in cui coesistono altre patologie cardiache o quando è necessario confrontare più opzioni terapeutiche.
In alcuni pazienti può essere indicato un intervento chirurgico di riparazione o sostituzione mitralica; in altri casi possono essere considerate procedure transcatetere, soprattutto in base al rischio operatorio, all’anatomia della valvola e alle condizioni generali.
L’obiettivo dell’Heart Team è individuare il trattamento più adatto al singolo paziente, evitando decisioni standardizzate e personalizzando il percorso di cura.
No. La malattia della valvola mitrale può rimanere a lungo senza sintomi, soprattutto quando l’insufficienza mitralica si sviluppa lentamente e il cuore riesce a compensare il rigurgito.
L’insufficienza mitralica è un difetto di chiusura della valvola mitrale. Durante la contrazione del cuore, una parte del sangue torna indietro verso l’atrio sinistro invece di essere spinta in avanti.
Il prolasso mitralico è una condizione in cui uno o entrambi i lembi della valvola mitrale si spostano verso l’atrio sinistro durante la contrazione del cuore. Può essere associato a insufficienza mitralica di grado variabile.
No. Le forme lievi o moderate possono essere monitorate nel tempo. L’intervento viene considerato quando la malattia diventa severa, compaiono sintomi o si osservano modifiche significative della funzione o delle dimensioni del cuore.
No. La riparazione mitralica è spesso preferibile quando tecnicamente possibile, ma non tutte le valvole sono riparabili. La possibilità di riparazione dipende dal meccanismo della malattia, dall’anatomia della valvola e dalla qualità dei tessuti.
L’esame principale è l’ecocardiogramma transtoracico. In alcuni casi può essere necessario un ecocardiogramma transesofageo, che permette di studiare in modo più dettagliato i lembi valvolari, le corde tendinee e il meccanismo dell’insufficienza.
No. La chirurgia mini-invasiva può essere indicata in pazienti selezionati. La scelta dipende dall’anatomia, dal tipo di patologia, dalle condizioni cliniche generali e dalla necessità di garantire un risultato sicuro e duraturo.